Quando si svegliò, l'alba era appena spuntata. Si diede una sistemata veloce e cominciò a vestirsi. Il suo unico pensiero fino a quel momento era stato solo il desiderio di fare colazione. Uscì dalla sua stanza e si diresse al piano terra tramite le scale esterne. Nella sala comune avrebbe trovato tutto pronto per soddisfare il suo bisogno, perciò iniziò ad avere un po' di fretta.
Le scale davano sul piazzale interno, dove alcune reclute molto giovani avevano già cominciato l'addestramento mattutino. Li guardò all'inizio con disprezzo; quei giovinastri non sapevano combattere e non conoscevano il sapore delle battaglie né della guerra. Poi però, scendendo ancora di qualche gradino, il suo sguardo si posò sul suo prominente ventre, che da tempo gli faceva compagnia. Erano anni ormai che non riusciva quasi più a vedere i suoi stessi piedi quando camminava, e la cosa lo rattristò molto. Tornò a guardare quei giovani con più tristezza che arroganza, ripensando a quando da giovane girava per il mondo facendo l'avventuriero. Poi venne il momento in cui ogni uomo ha bisogno di un posto da chiamare casa, e con esso arrivò anche una buona offerta di lavoro come guardia del corpo di un grosso mercante.
Da quel tempo erano passati molti anni. Il grosso mercante era così diventato un grasso ed opulento maiale, ma così schifosamente ricco da poter comprare ed ottenere qualunque cosa volesse. Di pari passo, lui riuscì a raggiungere il titolo di Comandante delle Guardie, ma al tempo stesso aveva cominciato a sua volta, come il suo padrone, a prendere le sembianze di un suino, solo che lui indossava l'armatura.
Arrivato in sala comune, si sedette al suo solito posto, e cominciò a mangiare le uova che il servo con le catene gli aveva appena servito.
Fissò il ragazzo fino a quando questi non tornò con le salsicce calde ed il solito boccale di birra che ogni mattina prendeva a colazione.
Ma quando il servo posò tutto sul tavolo, in maniera stranamente gentile, il Comandante rimandò tutto indietro, scusandosi e chiedendo invece solo un po' di latte di capra ed un pezzo di pane dolce. Il ragazzo obbedì senza dire una sola parola. Finita la colazione, l'uomo andò ad indossare la sua armatura ed a prendere le sue armi, il suo dovere lo attendeva.
Arrivò all'ufficio delle guardie interno al palazzo con uno sguardo più lugubre del solito. Lì era solito incontrare il suo attendente e cominciare i doveri della giornata.
- Buongiorno Capitano. - lo salutò il ragazzo.
- Buongiorno Yoan. Che cosa abbiamo per oggi.
- Oggi è prevista la visita alla stazione esterna, ci sono un po' di denunce da controllare. Inoltre ci sarebbe da consegnare una lettera da parte di Sua Eccellenza.
- A chi? E da quando facciamo i messi? Non poteva consegnarla uno dei servi visto quanti ce ne sono?
- Non sappiamo a chi è diretta, verranno a ritirarla di persona, e... pare sia importante.
- Nmph. - sbuffò il Capitano - Possiamo andare quindi?
- Non subito Signore, dobbiamo attendere che ser Magniston ci porti la lettera.
"Quel borioso leccaculo delle isole alte..." - pensò senza dire nulla il Capitano, poi una voce alle sue spalle lo colse di sorpresa.
- Non pensavo che avvicinarsi alle vostre spalle fosse così semplice... - disse ser Magniston sfoggiando un viscido sorriso - Se non fossi così avanti con gli anni e così fuori allenamento potrei persino pensare di poter prendere il vostro posto Capitano.
"Ed io prenderei volentieri la tua testa per darla in pasto a dei cani rabbiosi" - pensò in risposta il Capitano, ma quello che uscì dalla sua bocca fu decisamente differente, nonché intriso di falsa cortesia.
- E penso che potreste fare un ottimo lavoro ser Magniston, non avete molti più anni di me, e ve li portate benissimo. E se quanto si sente dire dalle ragazze di lady Sheera, siete molto più in forma di quanto vogliate far credere.
- Voi mi lusingate Capitano, ma non voglio farvi perdere ulteriore tempo della vostra giornata. - estrasse una lettera dalla manica e la porse al suo interlocutore - Questa è la lettera che dovrete consegnare. Non sappiamo chi sia o che aspetto abbia il suo destinatario, ma ha una parola d'ordine da dirvi. Vi dirà di avere sete e di abbisognare di una locanda. Voi indicategli quella in piazza e dategli la lettera dicendo che con quella poteva soggiornare li gratuitamente per una settimana.
Il Capitano prese la lettera e la infilò in tasca spiegazzandola un po'. Al gesto ser Magniston non nascose un lieve disprezzo.
- È tutto? - chiese.
- Si Capitano, è tutto, e se per caso dovesse ricordare l'aspetto di questo misterioso destinatario, sarò lieto di offrirle una deliziosa cena come compenso.
Quando raggiunsero la stazione esterna, notarono già una folta fila ad attenderli fuori dalla porta. Due guardie armate tenevano in ordine coloro che aspettavano, alcuni dei quali erano tra l'altro incatenati mani e piedi. I due entrarono all'interno, e la noiosa giornata del Capitano ebbe inizio.
Quando l'ultimo della fila fu andato via, il Capitano uscì fuori a sgranchirsi un po'. In quel momento, un uomo lo avvicinò. Era vestito di stracci logori e il puzzo che emanava faceva intuire che non vedeva l'acqua di un bagno da molte settimane; in compenso aveva bevuto da molto molto meno. Si rivolse a lui senza la minima esitazione.
- Ehi tu. Ehm... Signore... Dov'è che si può trovare un abbeveratoio da queste parti? Ho la gola bloccata dalla polvere...
- La locanda che cercate è in piazza, da quella parte. - disse indicando - Proseguite dritto, è quella con la porta verde.
Lo straccione sembrò pensarci su.
- Mmm... Una locanda eh? È non è che avreste anche qualcosa da darmi per far si che questo pover'uomo non venga preso a calci e buttato fuori dall'oste?
Il Capitano prese la lettera dalla tasca e la porse all'uomo.
- Tenete, con questo avrete dall'oste tutto quello di cui avrete bisogno.
Contento, l'uomo si allontanò ringraziando verso il luogo indicatogli, ed il Capitano, asservito al suo compito, rientrò per preparare il ritorno con il suo attendente.
Qualche minuto dopo, l'uomo vestito di stracci volava via dalla porta della locanda, con l'oste che gettava la lettera fatta a pezzi per la strada, e lo minacciava di non farsi più vedere se non voleva passare guai peggiori.
Quando l'oste fu rientrato e la porta chiusa, una fanciulla gentile aiutò l'uomo a rialzarsi, e conosciute le vicessitudini che lo avevano fatto gettar fuori dal locale, tirò fuori una moneta e gliela posò in mano, raccomandandosi di usarla per pagare i suoi debiti con l'oste.
L'uomo ringraziò la bella fanciulla, che andò via aggraziata come lui non ne aveva mai viste. Quando non ci fu più nulla da guardare, l'uomo cercò in terra i pezzi strappati della lettera, ma lì non c'erano più. Forse il vento li aveva portati via. Non ci pensò più, e rientrò impettito nella locanda.
Le scale davano sul piazzale interno, dove alcune reclute molto giovani avevano già cominciato l'addestramento mattutino. Li guardò all'inizio con disprezzo; quei giovinastri non sapevano combattere e non conoscevano il sapore delle battaglie né della guerra. Poi però, scendendo ancora di qualche gradino, il suo sguardo si posò sul suo prominente ventre, che da tempo gli faceva compagnia. Erano anni ormai che non riusciva quasi più a vedere i suoi stessi piedi quando camminava, e la cosa lo rattristò molto. Tornò a guardare quei giovani con più tristezza che arroganza, ripensando a quando da giovane girava per il mondo facendo l'avventuriero. Poi venne il momento in cui ogni uomo ha bisogno di un posto da chiamare casa, e con esso arrivò anche una buona offerta di lavoro come guardia del corpo di un grosso mercante.
Da quel tempo erano passati molti anni. Il grosso mercante era così diventato un grasso ed opulento maiale, ma così schifosamente ricco da poter comprare ed ottenere qualunque cosa volesse. Di pari passo, lui riuscì a raggiungere il titolo di Comandante delle Guardie, ma al tempo stesso aveva cominciato a sua volta, come il suo padrone, a prendere le sembianze di un suino, solo che lui indossava l'armatura.
Arrivato in sala comune, si sedette al suo solito posto, e cominciò a mangiare le uova che il servo con le catene gli aveva appena servito.
Fissò il ragazzo fino a quando questi non tornò con le salsicce calde ed il solito boccale di birra che ogni mattina prendeva a colazione.
Ma quando il servo posò tutto sul tavolo, in maniera stranamente gentile, il Comandante rimandò tutto indietro, scusandosi e chiedendo invece solo un po' di latte di capra ed un pezzo di pane dolce. Il ragazzo obbedì senza dire una sola parola. Finita la colazione, l'uomo andò ad indossare la sua armatura ed a prendere le sue armi, il suo dovere lo attendeva.
Arrivò all'ufficio delle guardie interno al palazzo con uno sguardo più lugubre del solito. Lì era solito incontrare il suo attendente e cominciare i doveri della giornata.
- Buongiorno Capitano. - lo salutò il ragazzo.
- Buongiorno Yoan. Che cosa abbiamo per oggi.
- Oggi è prevista la visita alla stazione esterna, ci sono un po' di denunce da controllare. Inoltre ci sarebbe da consegnare una lettera da parte di Sua Eccellenza.
- A chi? E da quando facciamo i messi? Non poteva consegnarla uno dei servi visto quanti ce ne sono?
- Non sappiamo a chi è diretta, verranno a ritirarla di persona, e... pare sia importante.
- Nmph. - sbuffò il Capitano - Possiamo andare quindi?
- Non subito Signore, dobbiamo attendere che ser Magniston ci porti la lettera.
"Quel borioso leccaculo delle isole alte..." - pensò senza dire nulla il Capitano, poi una voce alle sue spalle lo colse di sorpresa.
- Non pensavo che avvicinarsi alle vostre spalle fosse così semplice... - disse ser Magniston sfoggiando un viscido sorriso - Se non fossi così avanti con gli anni e così fuori allenamento potrei persino pensare di poter prendere il vostro posto Capitano.
"Ed io prenderei volentieri la tua testa per darla in pasto a dei cani rabbiosi" - pensò in risposta il Capitano, ma quello che uscì dalla sua bocca fu decisamente differente, nonché intriso di falsa cortesia.
- E penso che potreste fare un ottimo lavoro ser Magniston, non avete molti più anni di me, e ve li portate benissimo. E se quanto si sente dire dalle ragazze di lady Sheera, siete molto più in forma di quanto vogliate far credere.
- Voi mi lusingate Capitano, ma non voglio farvi perdere ulteriore tempo della vostra giornata. - estrasse una lettera dalla manica e la porse al suo interlocutore - Questa è la lettera che dovrete consegnare. Non sappiamo chi sia o che aspetto abbia il suo destinatario, ma ha una parola d'ordine da dirvi. Vi dirà di avere sete e di abbisognare di una locanda. Voi indicategli quella in piazza e dategli la lettera dicendo che con quella poteva soggiornare li gratuitamente per una settimana.
Il Capitano prese la lettera e la infilò in tasca spiegazzandola un po'. Al gesto ser Magniston non nascose un lieve disprezzo.
- È tutto? - chiese.
- Si Capitano, è tutto, e se per caso dovesse ricordare l'aspetto di questo misterioso destinatario, sarò lieto di offrirle una deliziosa cena come compenso.
Quando raggiunsero la stazione esterna, notarono già una folta fila ad attenderli fuori dalla porta. Due guardie armate tenevano in ordine coloro che aspettavano, alcuni dei quali erano tra l'altro incatenati mani e piedi. I due entrarono all'interno, e la noiosa giornata del Capitano ebbe inizio.
Quando l'ultimo della fila fu andato via, il Capitano uscì fuori a sgranchirsi un po'. In quel momento, un uomo lo avvicinò. Era vestito di stracci logori e il puzzo che emanava faceva intuire che non vedeva l'acqua di un bagno da molte settimane; in compenso aveva bevuto da molto molto meno. Si rivolse a lui senza la minima esitazione.
- Ehi tu. Ehm... Signore... Dov'è che si può trovare un abbeveratoio da queste parti? Ho la gola bloccata dalla polvere...
- La locanda che cercate è in piazza, da quella parte. - disse indicando - Proseguite dritto, è quella con la porta verde.
Lo straccione sembrò pensarci su.
- Mmm... Una locanda eh? È non è che avreste anche qualcosa da darmi per far si che questo pover'uomo non venga preso a calci e buttato fuori dall'oste?
Il Capitano prese la lettera dalla tasca e la porse all'uomo.
- Tenete, con questo avrete dall'oste tutto quello di cui avrete bisogno.
Contento, l'uomo si allontanò ringraziando verso il luogo indicatogli, ed il Capitano, asservito al suo compito, rientrò per preparare il ritorno con il suo attendente.
Qualche minuto dopo, l'uomo vestito di stracci volava via dalla porta della locanda, con l'oste che gettava la lettera fatta a pezzi per la strada, e lo minacciava di non farsi più vedere se non voleva passare guai peggiori.
Quando l'oste fu rientrato e la porta chiusa, una fanciulla gentile aiutò l'uomo a rialzarsi, e conosciute le vicessitudini che lo avevano fatto gettar fuori dal locale, tirò fuori una moneta e gliela posò in mano, raccomandandosi di usarla per pagare i suoi debiti con l'oste.
L'uomo ringraziò la bella fanciulla, che andò via aggraziata come lui non ne aveva mai viste. Quando non ci fu più nulla da guardare, l'uomo cercò in terra i pezzi strappati della lettera, ma lì non c'erano più. Forse il vento li aveva portati via. Non ci pensò più, e rientrò impettito nella locanda.
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