domenica 28 ottobre 2012

Il tranello

Il Capitano era stato invitato da ser Magniston per cena appena si fosse dato una rinfrescata dopo il suo compito giornaliero. Ma si presentò al suo cospetto ancora con indosso l'armatura, emanando anche un leggero puzzo di sudore. Chiaramente il gesto del Capitano era stato premeditato, quell'uomo non gli piaceva nemmeno un po', ed aveva sempre fatto di tutto per farglielo capire.
- Capitano... Vi aspettavo in condizioni migliori... - disse ser Magniston portando con la mano un fazzoletto sotto il proprio naso.
- Mi spiace aver deluso le vostre aspettative ser, ma sono solo di passaggio. La giornata è stata più pesante del previsto, ed è mia intenzione andare a dormire quanto prima.
- Significa che non mi farete compagnia a cena?
- No ser. Ma se è per le vostre informazioni che siete preoccupato, sono passato giusto per riferirvele.
- Prendete almeno un bicchiere di vino. È ottimo, viene dalle campagne di Lorien.
Lorien era una regione parecchio distante in direzione nord-ovest, famosa per i suoi vini di altissima qualità ma anche infinitamente costosi.
- Grazie. - rispose il Capitano - Come se avessi accettato.
- Allora... Che faccia aveva il nostro uomo misterioso?
- Uomo? Non direi ser, ragazzo forse. Vestito decentemente. Capelli di lunghezza media, neri, magro, che si atteggiava ad avventuriero. Probabilmente non avrà poco più di vent'anni se può esservi utile.
- Più di quanto pensiate Capitano. Siete sicuro che non volete assaggiare nemmeno un boccone di arrosto?
- Sicurissimo ser, vi ringrazio. Se non avete bisogno di altro mi ritirerei...
- Ma certo Capitano, andate pure. - rispose ser Magniston facendo un ambiguo gesto della mano.
"Non mangerei il tuo cibo nemmeno se stessi morendo di fame." - pensò il Capitano mentre varcava la porta per uscire - "E quando manderai i tuoi scagnozzi a cercare quel ragazzo senza trovarne traccia, e verrai a chiedere aiuto, potrai baciarmi il mio grosso e grasso culo peloso brutto figlio di puttana".
Lontano dagli occhi di ser Magniston, il Capitano decise che quanto aveva fatto quel giorno, meritasse un festeggiamento, e quindi si incamminò verso la taverna, dove sicuramente avrebbe trovato un boccale di birra con il suo nome inciso sopra.

***

Ancora seduto a tavola, ser Magniston stava finendo di guastare una coppa del suo prezioso vino, quando un'ombra entrò nella stanza.
Era un uomo alto, magrissimo, con folti capelli lunghi e neri, ed una barba incolta non molto lunga. Indossava una sorta di uniforme blu notte, con una fascia in pelle che ne attraversava il petto. Sull'attenti come se fosse un soldato ad una parata, si avvicinò alle spalle dell'ignaro Magniston.
- Allora? - disse l'uomo.
- Ha mentito. Un mio uomo afferma che non c'era nessun ragazzo, ma uno straccione. Era semi ubriaco o faceva finta di esserlo, ma la puzza era molto convincente.
- L'avete preso?
- Non ancora, ma l'uomo è irrilevante, sappiamo dove si trova la ragazza ed anche dove andrà. Ha già recuperato la lettera nonostante ci sia stato un piccolo imprevisto con l'oste del Boccale d'Argento.
- E col Capitano?
- Gli faremo credere che stiamo cercando il ragazzo che ci ha indicato, e nel frattempo... Bhé, si sa... Gli incidenti capitano...
- Bene. Tenetemi informato su tutto e chiaramente date priorità alla ricerca della ragazza. Se farete un buon lavoro sarete ben ricompensato.
Ser Magniston sorrise sempre nel suo viscido modo di fare, alzando la coppa di vino in segno di ringraziamento.

lunedì 22 ottobre 2012

La lettera

Quando si svegliò, l'alba era appena spuntata. Si diede una sistemata veloce e cominciò a vestirsi. Il suo unico pensiero fino a quel momento era stato solo il desiderio di fare colazione. Uscì dalla sua stanza e si diresse al piano terra tramite le scale esterne. Nella sala comune avrebbe trovato tutto pronto per soddisfare il suo bisogno, perciò iniziò ad avere un po' di fretta.
Le scale davano sul piazzale interno, dove alcune reclute molto giovani avevano già cominciato l'addestramento mattutino. Li guardò all'inizio con disprezzo; quei giovinastri non sapevano combattere e non conoscevano il sapore delle battaglie né della guerra. Poi però, scendendo ancora di qualche gradino, il suo sguardo si posò sul suo prominente ventre, che da tempo gli faceva compagnia. Erano anni ormai che non riusciva quasi più a vedere i suoi stessi piedi quando camminava, e la cosa lo rattristò molto. Tornò a guardare quei giovani con più tristezza che arroganza, ripensando a quando da giovane girava per il mondo facendo l'avventuriero. Poi venne il momento in cui ogni uomo ha bisogno di un posto da chiamare casa, e con esso arrivò anche una buona offerta di lavoro come guardia del corpo di un grosso mercante.
Da quel tempo erano passati molti anni. Il grosso mercante era così diventato un grasso ed opulento maiale, ma così schifosamente ricco da poter comprare ed ottenere qualunque cosa volesse. Di pari passo, lui riuscì a raggiungere il titolo di Comandante delle Guardie, ma al tempo stesso aveva cominciato a sua volta, come il suo padrone, a prendere le sembianze di un suino, solo che lui indossava l'armatura.
Arrivato in sala comune, si sedette al suo solito posto, e cominciò a mangiare le uova che il servo con le catene gli aveva appena servito.
Fissò il ragazzo fino a quando questi non tornò con le salsicce calde ed il solito boccale di birra che ogni mattina prendeva a colazione.
Ma quando il servo posò tutto sul tavolo, in maniera stranamente gentile, il Comandante rimandò tutto indietro, scusandosi e chiedendo invece solo un po' di latte di capra ed un pezzo di pane dolce. Il ragazzo obbedì senza dire una sola parola. Finita la colazione, l'uomo andò ad indossare la sua armatura ed a prendere le sue armi, il suo dovere lo attendeva.
Arrivò all'ufficio delle guardie interno al palazzo con uno sguardo più lugubre del solito. Lì era solito incontrare il suo attendente e cominciare i doveri della giornata.
- Buongiorno Capitano. - lo salutò il ragazzo.
- Buongiorno Yoan. Che cosa abbiamo per oggi.
- Oggi è prevista la visita alla stazione esterna, ci sono un po' di denunce da controllare. Inoltre ci sarebbe da consegnare una lettera da parte di Sua Eccellenza.
- A chi? E da quando facciamo i messi? Non poteva consegnarla uno dei servi visto quanti ce ne sono?
- Non sappiamo a chi è diretta, verranno a ritirarla di persona, e... pare sia importante.
- Nmph. - sbuffò il Capitano - Possiamo andare quindi?
- Non subito Signore, dobbiamo attendere che ser Magniston ci porti la lettera.
"Quel borioso leccaculo delle isole alte..." - pensò senza dire nulla il Capitano, poi una voce alle sue spalle lo colse di sorpresa.
- Non pensavo che avvicinarsi alle vostre spalle fosse così semplice... - disse ser Magniston sfoggiando un viscido sorriso - Se non fossi così avanti con gli anni e così fuori allenamento potrei persino pensare di poter prendere il vostro posto Capitano.
"Ed io prenderei volentieri la tua testa per darla in pasto a dei cani rabbiosi" - pensò in risposta il Capitano, ma quello che uscì dalla sua bocca fu decisamente differente, nonché intriso di falsa cortesia.
- E penso che potreste fare un ottimo lavoro ser Magniston, non avete molti più anni di me, e ve li portate benissimo. E se quanto si sente dire dalle ragazze di lady Sheera, siete molto più in forma di quanto vogliate far credere.
- Voi mi lusingate Capitano, ma non voglio farvi perdere ulteriore tempo della vostra giornata. - estrasse una lettera dalla manica e la porse al suo interlocutore - Questa è la lettera che dovrete consegnare. Non sappiamo chi sia o che aspetto abbia il suo destinatario, ma ha una parola d'ordine da dirvi. Vi dirà di avere sete e di abbisognare di una locanda. Voi indicategli quella in piazza e dategli la lettera dicendo che con quella poteva soggiornare li gratuitamente per una settimana.
Il Capitano prese la lettera e la infilò in tasca spiegazzandola un po'. Al gesto ser Magniston non nascose un lieve disprezzo.
- È tutto? - chiese.
- Si Capitano, è tutto, e se per caso dovesse ricordare l'aspetto di questo misterioso destinatario, sarò lieto di offrirle una deliziosa cena come compenso.

Quando raggiunsero la stazione esterna, notarono già una folta fila ad attenderli fuori dalla porta. Due guardie armate tenevano in ordine coloro che aspettavano, alcuni dei quali erano tra l'altro incatenati mani e piedi. I due entrarono all'interno, e la noiosa giornata del Capitano ebbe inizio.
Quando l'ultimo della fila fu andato via, il Capitano uscì fuori a sgranchirsi un po'. In quel momento, un uomo lo avvicinò. Era vestito di stracci logori e il puzzo che emanava faceva intuire che non vedeva l'acqua di un bagno da molte settimane; in compenso aveva bevuto da molto molto meno. Si rivolse a lui senza la minima esitazione.
- Ehi tu. Ehm... Signore... Dov'è che si può trovare un abbeveratoio da queste parti? Ho la gola bloccata dalla polvere...
- La locanda che cercate è in piazza, da quella parte. - disse indicando - Proseguite dritto, è quella con la porta verde.
Lo straccione sembrò pensarci su.
- Mmm... Una locanda eh? È non è che avreste anche qualcosa da darmi per far si che questo pover'uomo non venga preso a calci e buttato fuori dall'oste?
Il Capitano prese la lettera dalla tasca e la porse all'uomo.
- Tenete, con questo avrete dall'oste tutto quello di cui avrete bisogno.
Contento, l'uomo si allontanò ringraziando verso il luogo indicatogli, ed il Capitano, asservito al suo compito, rientrò per preparare il ritorno con il suo attendente.

Qualche minuto dopo, l'uomo vestito di stracci volava via dalla porta della locanda, con l'oste che gettava la lettera fatta a pezzi per la strada, e lo minacciava di non farsi più vedere se non voleva passare guai peggiori.
Quando l'oste fu rientrato e la porta chiusa, una fanciulla gentile aiutò l'uomo a rialzarsi, e conosciute le vicessitudini che lo avevano fatto gettar fuori dal locale, tirò fuori una moneta e gliela posò in mano, raccomandandosi di usarla per pagare i suoi debiti con l'oste.
L'uomo ringraziò la bella fanciulla, che andò via aggraziata come lui non ne aveva mai viste. Quando non ci fu più nulla da guardare, l'uomo cercò in terra i pezzi strappati della lettera, ma lì non c'erano più. Forse il vento li aveva portati via. Non ci pensò più, e rientrò impettito nella locanda.

mercoledì 3 ottobre 2012

L'agguato

I tre cavalcavano in direzione della città di Cielombroso, a passo sostenuto e con Duke sempre avanti di una lunghezza. Avevano preso dei buoni cavalli da un mercante appena sbarcato al porto, pagandoli anche più del dovuto, ma la decisione di Duke era stata indiscutibile. Non passarono nemmeno ad avvisare le proprie famiglie della partenza, ma l'oste si offrì di mandare il suo garzone con dei messaggi appena fosse stato possibile.
Stavano cavalcando già da qualche giorno, rimanendo in silenzio per la maggior parte del tempo. Durante una sosta per far abbeverare i cavalli, Ganador si rivolse a Torgrim con preoccupazione.
- Secondo te è ancora arrabbiato?
- Arrabbiato? Noooo... - rispose Torgrim in tono sarcastico - È furioso. È ne ha tutte le ragioni. Te l'avevo detto che bisognava dirglielo subito altrimenti avrebbe dato di matto ancora peggio del dovuto. Comunque lo capisco, scoprire che l'unica ragazza che hai mai amato è stata venduta dal fratello senza pensarci due volte, farebbe incazzare chiunque. Del resto hai visto cosa abbiamo dovuto fare per staccarlo da lui. Non fosse stato per noi gli avrebbe sfondato la faccia di pugni davanti a tutta la sua famiglia.
- Si, questo lo capisco, ma io intendevo se pensi sia ancora arrabbiato con noi...
- Certo che è ancora arrabbiato con noi. - disse Torgrim con un sorriso - Ma gli passerà, lo sai che prima o poi gli passa sempre...
Duke sembrava non dare peso al discorso intrapreso dai suoi due compagni, ed appena i cavalli ebbero finito, con un gesto gli fece capire di prepararsi a ripartire subito.
Percorsero la strada davanti a loro senza perdere tempo, incontrando solo pochi viaggiatori, fino a che Duke non li avvisò che avrebbero preso la scorciatoia attraverso la boscaglia. Torgrim, vista la situazione, si posizionò in testa al gruppo, perché grazie alla sua esperienza era il più adatto a guidare i compagni attraverso quella zona. Il bosco che stavano attraversando non era molto fitto, ed era percorribile tranquillamente a cavallo. Conoscendone i percorsi, si poteva risparmiare un bel po' di strada e di tempo per raggiungere la città, e Torgrim quei percorsi li conosceva come le sue tasche. Senza mai sbagliare una svolta infatti, il giovane li portò attraverso quasi tutta la boscaglia in men che non si dica. Ma a circa una settantina di metri prima di uscire sulla strada, Torgrim fece cenno agli altri di fermarsi e di fare silenzio. Rumore di spade in combattimento.

Scesero dai cavalli e li legarono ad un albero, poi si spinsero avanti a piedi cercando di fare quanto meno rumore possibile. Nascosti tra alberi e cespugli, guardarono in strada per vedere cosa stesse accadendo.
Una carovana era stata attaccata da alcuni briganti, ma nonostante la presenza di una scorta, i viandanti risultavano essere male armati e meno numerosi, e stavano chiaramente per avere la peggio. Da alcuni carri, si udivano le urla ed i pianti di donne e bambini spaventati. I briganti sembravano essere in tutto circa sei o sette, di cui uno particolarmente grosso che stava avanzando verso il retro del gruppo di carri, dove un tremante mercenario arretrava con la spada in pugno ed il cuore in gola.
- Che cosa facciamo? - chiese Torgrim.
- Li aiutiamo. - rispose Duke in tono perentorio - Ed anche in fretta se vogliamo farne rimanere qualcuno vivo.
Nel frattempo, il povero mercernario stava per subire un duro colpo dal grosso brigante, e considerando il fatto che attendeva con la spada alzata e gli occhi chiusi, molto probabilmente quel colpo sarebbe stato anche l'unico. Ma poco prima che la grossa mazza del bestione andasse a segno, dal retro del carro sfrecciò un dardo che lo colpì al braccio armato. Il colpo chiaramente andò a vuoto, l'uomo gridò di dolore, ed il mercenario impaurito, ormai con le braghe completamente fradice di piscio e feci, in un fugace attimo di lucidità colse al volo l'occasione per scappare. Il brigante orientò quindi la sua attenzione sul punto da cui era arrivato il dardo, e ricominciò la sua avanzata.
Ganador, che aveva osservato la scena nella sua interezza, sguainò deciso la spada, e continuando a tenere lo sguardo fisso sul nemico disse ai suoi compagni:
- Quello grosso è mio, voi pensate agli altri e cercate di non farvi ammazzare.
I due si guardarono stupiti, ma dopo un solo attimo erano già con le armi in pugno. Duke sbucò fuori dal bosco di corsa, preparando il fendente per il brigante che gli era più vicino, Torgrim invece, tese l'arco più che poté, mirando in direzione dei briganti troppo lontani per essere attaccati in corpo a corpo. Ebbe il tempo di scoccare tre frecce, e di abbattere due uomini prima che gli altri si nascondessero dietro i carri, al riparo da ogni pericolo. Gettò l'arco in un cespuglio, e sguainò le sue spade corte pronto ad andare all'attacco.
Intanto, il fendente a due mani di Duke aveva raggiunto il suo nemico da dietro, tra il collo e la scapola, tagliando la carne ed incastrandosi nella spina dorsale dopo aver rotto la clavicola e le costole superiori. Peccato che poco prima di ricevere il colpo, avesse avuto il tempo di tagliare la gola ad uno dei mercenari della carovana. Duke puntò il piede sulla schiena dell'uomo oramai crollato a terra, e staccò via la spada con forza, mentre dall'altra parte Ganador aveva quasi raggiunto il suo avversario.
Il grosso brigante era entrato nel carro, ed il rumore che ne veniva fuori era solo di casse di legno di andavano in frantumi. Ganador era arrivato a poco più di due metri quando riuscì a sentire il sommesso grido di una donna provenire dall'interno. Scattò in avanti, ed essendo abbastanza alto riusci a mettere un piede direttamente sulle assi di legno che formavano il fondo del carro. Vide che una ragazza era intrappolata sotto dei barili fatti a pezzi, da cui sembravano defluire indefiniti pezzi di legno, pesce, formaggio ed altre cibarie. Davanti a lei, il bestione stava per calare nuovamente la mazza, ignaro che oggi di certo non sarebbe stato il suo giorno fortunato. La spada che gli spuntò in maniera fulminea dall'addome ne fu una prova lampante. Gettò di lato il corpo dell'uomo ormai senza vita, ed aiutò la ragazza a liberarsi da tutto quello che gli era finito addosso, scoprendo però che nel trambusto aveva riportato una frattura alla gamba sinistra.
Fuori intanto, il silenzio era tornato a regnare sulla strada. Duke aveva abbattuto un altro brigante, ed i due rimanenti avevano optato per una repentina quanto veloce fuga.