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mercoledì 3 ottobre 2012

L'agguato

I tre cavalcavano in direzione della città di Cielombroso, a passo sostenuto e con Duke sempre avanti di una lunghezza. Avevano preso dei buoni cavalli da un mercante appena sbarcato al porto, pagandoli anche più del dovuto, ma la decisione di Duke era stata indiscutibile. Non passarono nemmeno ad avvisare le proprie famiglie della partenza, ma l'oste si offrì di mandare il suo garzone con dei messaggi appena fosse stato possibile.
Stavano cavalcando già da qualche giorno, rimanendo in silenzio per la maggior parte del tempo. Durante una sosta per far abbeverare i cavalli, Ganador si rivolse a Torgrim con preoccupazione.
- Secondo te è ancora arrabbiato?
- Arrabbiato? Noooo... - rispose Torgrim in tono sarcastico - È furioso. È ne ha tutte le ragioni. Te l'avevo detto che bisognava dirglielo subito altrimenti avrebbe dato di matto ancora peggio del dovuto. Comunque lo capisco, scoprire che l'unica ragazza che hai mai amato è stata venduta dal fratello senza pensarci due volte, farebbe incazzare chiunque. Del resto hai visto cosa abbiamo dovuto fare per staccarlo da lui. Non fosse stato per noi gli avrebbe sfondato la faccia di pugni davanti a tutta la sua famiglia.
- Si, questo lo capisco, ma io intendevo se pensi sia ancora arrabbiato con noi...
- Certo che è ancora arrabbiato con noi. - disse Torgrim con un sorriso - Ma gli passerà, lo sai che prima o poi gli passa sempre...
Duke sembrava non dare peso al discorso intrapreso dai suoi due compagni, ed appena i cavalli ebbero finito, con un gesto gli fece capire di prepararsi a ripartire subito.
Percorsero la strada davanti a loro senza perdere tempo, incontrando solo pochi viaggiatori, fino a che Duke non li avvisò che avrebbero preso la scorciatoia attraverso la boscaglia. Torgrim, vista la situazione, si posizionò in testa al gruppo, perché grazie alla sua esperienza era il più adatto a guidare i compagni attraverso quella zona. Il bosco che stavano attraversando non era molto fitto, ed era percorribile tranquillamente a cavallo. Conoscendone i percorsi, si poteva risparmiare un bel po' di strada e di tempo per raggiungere la città, e Torgrim quei percorsi li conosceva come le sue tasche. Senza mai sbagliare una svolta infatti, il giovane li portò attraverso quasi tutta la boscaglia in men che non si dica. Ma a circa una settantina di metri prima di uscire sulla strada, Torgrim fece cenno agli altri di fermarsi e di fare silenzio. Rumore di spade in combattimento.

Scesero dai cavalli e li legarono ad un albero, poi si spinsero avanti a piedi cercando di fare quanto meno rumore possibile. Nascosti tra alberi e cespugli, guardarono in strada per vedere cosa stesse accadendo.
Una carovana era stata attaccata da alcuni briganti, ma nonostante la presenza di una scorta, i viandanti risultavano essere male armati e meno numerosi, e stavano chiaramente per avere la peggio. Da alcuni carri, si udivano le urla ed i pianti di donne e bambini spaventati. I briganti sembravano essere in tutto circa sei o sette, di cui uno particolarmente grosso che stava avanzando verso il retro del gruppo di carri, dove un tremante mercenario arretrava con la spada in pugno ed il cuore in gola.
- Che cosa facciamo? - chiese Torgrim.
- Li aiutiamo. - rispose Duke in tono perentorio - Ed anche in fretta se vogliamo farne rimanere qualcuno vivo.
Nel frattempo, il povero mercernario stava per subire un duro colpo dal grosso brigante, e considerando il fatto che attendeva con la spada alzata e gli occhi chiusi, molto probabilmente quel colpo sarebbe stato anche l'unico. Ma poco prima che la grossa mazza del bestione andasse a segno, dal retro del carro sfrecciò un dardo che lo colpì al braccio armato. Il colpo chiaramente andò a vuoto, l'uomo gridò di dolore, ed il mercenario impaurito, ormai con le braghe completamente fradice di piscio e feci, in un fugace attimo di lucidità colse al volo l'occasione per scappare. Il brigante orientò quindi la sua attenzione sul punto da cui era arrivato il dardo, e ricominciò la sua avanzata.
Ganador, che aveva osservato la scena nella sua interezza, sguainò deciso la spada, e continuando a tenere lo sguardo fisso sul nemico disse ai suoi compagni:
- Quello grosso è mio, voi pensate agli altri e cercate di non farvi ammazzare.
I due si guardarono stupiti, ma dopo un solo attimo erano già con le armi in pugno. Duke sbucò fuori dal bosco di corsa, preparando il fendente per il brigante che gli era più vicino, Torgrim invece, tese l'arco più che poté, mirando in direzione dei briganti troppo lontani per essere attaccati in corpo a corpo. Ebbe il tempo di scoccare tre frecce, e di abbattere due uomini prima che gli altri si nascondessero dietro i carri, al riparo da ogni pericolo. Gettò l'arco in un cespuglio, e sguainò le sue spade corte pronto ad andare all'attacco.
Intanto, il fendente a due mani di Duke aveva raggiunto il suo nemico da dietro, tra il collo e la scapola, tagliando la carne ed incastrandosi nella spina dorsale dopo aver rotto la clavicola e le costole superiori. Peccato che poco prima di ricevere il colpo, avesse avuto il tempo di tagliare la gola ad uno dei mercenari della carovana. Duke puntò il piede sulla schiena dell'uomo oramai crollato a terra, e staccò via la spada con forza, mentre dall'altra parte Ganador aveva quasi raggiunto il suo avversario.
Il grosso brigante era entrato nel carro, ed il rumore che ne veniva fuori era solo di casse di legno di andavano in frantumi. Ganador era arrivato a poco più di due metri quando riuscì a sentire il sommesso grido di una donna provenire dall'interno. Scattò in avanti, ed essendo abbastanza alto riusci a mettere un piede direttamente sulle assi di legno che formavano il fondo del carro. Vide che una ragazza era intrappolata sotto dei barili fatti a pezzi, da cui sembravano defluire indefiniti pezzi di legno, pesce, formaggio ed altre cibarie. Davanti a lei, il bestione stava per calare nuovamente la mazza, ignaro che oggi di certo non sarebbe stato il suo giorno fortunato. La spada che gli spuntò in maniera fulminea dall'addome ne fu una prova lampante. Gettò di lato il corpo dell'uomo ormai senza vita, ed aiutò la ragazza a liberarsi da tutto quello che gli era finito addosso, scoprendo però che nel trambusto aveva riportato una frattura alla gamba sinistra.
Fuori intanto, il silenzio era tornato a regnare sulla strada. Duke aveva abbattuto un altro brigante, ed i due rimanenti avevano optato per una repentina quanto veloce fuga.

venerdì 28 settembre 2012

Un viaggio inaspettato

Rovistò in tutta la stanza, fino a che non lo vide in un angolo in mezzo ad un mucchio di altra robaccia. Era sporco, incrostato di polvere come se fosse lì da secoli, ma era certa che fosse lui, la sua forma era praticamente inconfondibile. Provò a pulirne una piccola parte all'interno per sincerarsi della sua autenticità, e non rimase delusa. Svelta lo infilò nella sacca, e senza degnare di attenzione nessun altro oggetto, uscì dalla stanza. Ripercorse a ritroso il corridoio da cui era venuta, tendendo al massimo le orecchie ad ogni minimo rumore. Entrò nella dispensa dove era situato il passaggio, e pensando che il viaggio di ritorno sarebbe stato lungo, decise che avere una scorta di cibo con sé non sarebbe stata una cattiva idea.
Trovò un sacco non molto grande su uno dei barili, vi infilò dentro del formaggio, una bottiglia di quel liquore ed un bel po' di carne secca. Stava ispezionando le casse semiaperte vicino alla porta d'ingresso, quando un rumore alla porta la mise in allerta. La porta si cominciava ad aprire, non c'era tempo da perdere, s'infilò nella cassa che era abbastanza grande da contenerla, e cercò di richiudere il coperchio.
Pesce sotto sale. La puzza era terrificante, ma non aveva avuto altra scelta. Qualcuno era entrato nella dispensa, e dalle voci che si cominciavano a sentire probabilmente erano due donne, due serve sicuramente.
- Se scopro che quei due sfaticati hanno di nuovo rubato birra o liquore dalla dispensa giuro che stavolta li faccio prendere a frustate dal padrone... - disse una della due donne.
- Ma dai... Hanno sete, e qui sotto fa un freddo dannato. Avranno pur diritto a riscaldarsi un po'...
- Certo... Come tu hai riscaldato quel bardo ieri notte... Non pensare che non vi abbia sentiti... Cos'è? Aveva le mani troppo fredde per suonare l'arpa ed hai pensato di fargliele mettere in un posto più caldo?
- Non sono affari che ti riguardano! - rispose stizzita la donna che, dalla voce, sembrava essere la più giovane delle due.
- Invece di fare l'offesa, chiudi per bene quelle casse, che a breve dovrebbero arrivare i due figli del fabbro a darci una mano a metterle sul carro... E vedi di non metterti strane idee in testa...
Il cuore di Rain cominciò a battere come un cavallo al galoppo, ma nonostante tutto mise mano al coltello. Se l'avessero scoperta avrebbe dovuto fornire spiegazioni che non poteva dare, e non le sarebbe restato che porre fine alla vita delle due donne; idea che non avrebbe preferito non dover prendere in considerazione. Ma le sue paure si dissiparono quasi del tutto quando vide che il coperchio della cassa veniva sistemato ed inchiodato senza essere sollevato... Si rilassò un secondo, al come uscire da lì dentro ci avrebbe pensato in un secondo momento. Fortunatamente almeno, la cassa non era ermeticamente sigillata, e l'aria riusciva in qualche modo ad entrare, anche se in compenso il puzzo di pesce sembrava non voler andare da nessuna parte se non sotto il suo naso.
Come aveva detto la donna più anziana, le voci poco dopo aumentarono, e Rain sentì che la sua cassa veniva sollevata e trasportata da qualche parte. Quando la situazione si calmò, e non sentiva più nulla nei dintorni, decise che era arrivato il tempo di muoversi. Per esser sicura di essere sola, e di non avere guai a breve distanza, cercò di allargare con il pugnale, lo spazio tra due delle tavole della cassa. Vide della luce provenire dalla fessura, e guardandoci dentro, si rese conto di essere sopra un carro, insieme ad altre casse e barili. Sembrava non esserci nessuno la fuori, quindi provò ad aprire il coperchio della cassa. Niente, non si muoveva di un millimetro. Comprese quindi che probabilmente avevano appoggiato un'altra cassa sopra la sua, oppure qualcosa di egualmente pesante da non consentire al coperchio di spostarsi.
Non aveva voglia di rassegnarsi ma al momento non aveva altre idee brillanti da mettere in pratica. Cercò di riposare un po', ma era troppo scomoda per riuscire a dormire come si deve. Poi, qualcosa di strano la fece tornare completamente alla realtà; il mondo intorno sembrò cominciare a muoversi. Il rumore, le voci, gli zoccoli dei cavalli, il carro era partito, diretto chi sa dove. Doveva uscire di lì prima di arrivare a destinazione o di essere scoperta da qualcuno che avesse voglia di pesce sotto sale...