venerdì 14 settembre 2012

Nel nome del padre

L'uomo fu messo in una delle stanze vuote, non aveva ancora ripreso i sensi, ma tutto sommato la sua situazione non era critica. La ferita era profonda certo, e la lama aveva tagliato il muscolo in profondità, ma sarebbe guarita. Avrebbe avuto sicuramente dei problemi residui al braccio, ma almeno non sarebbe morto dissanguato e non avrebbe perso l'uso del braccio.
Torgrim raggiunse gli altri mentre stavano lavando con cura la ferita, portandosi dietro l'ennesimo boccale di birra della serata. Si poggiò allo stipite della porta e rimase ad osservarli senza dire una parola.
Duke si accorse che l'oste lo guardava spesso in viso, assumendo un'espressione vagamente meditabonda. - C'è qualcosa che non va? - gli chiese infine.
- Tu sei il figlio di Danstan McMhanous vero? - domandò l'oste.
- Si... Come fai a saperlo?
- Sei tale e quale a lui quando era giovane. Mi è dispiaciuto sapere che il morbo se l'è portato via in quel modo.
- Ti ringrazio per le tue parole. Mio padre era anziano, ed il morbo ha trovato in lui una facile preda. Tu lo conoscevi bene?
- Aye. Eravamo grandi amici un tempo. Lui era più grande di me di qualche anno, mi ha insegnato a stare al mondo diciamo, - disse sorridendo lievemente - ma poi ci siamo allontanati. Lui è andato per la sua strada, mentre io sono rimasto sempre qui ed ho ereditato la locanda di mio padre. E quando tuo padre è ritornato in paese in pianta stabile, era passato troppo tempo perché le cose tornassero come prima. Eravamo cambiati entrambi. Eravamo cambiati tutti. Però di tanto in tanto veniva a prendere una birra qui da me, anche se diceva che ci veniva solo perché era di passaggio e perché non ci sono altre taverne per la strada verso casa. Non gli ho mai creduto ovviamente, ma la cosa in fondo in fondo faceva piacere ad entrambi.
- Io... Bhé, non mi ricordo molto di lui. Ero abbastanza piccolo quando lui morì, e mia madre non me ne ha mai voluto parlare quanto io desiderassi... Non ne ho mai capito il perché...
- Non è molto difficile intuire il motivo. Tu eri l'ultimo figlio maschio ancora vivo che gli era rimasto, e non voleva che ti mettessi in testa strane idee di seguire le orme di tuo padre o dei tuoi quattro fratelli.
Il discorso tra i due divenne sempre più personale, perciò Ganador si alzò e si diresse verso la porta della stanza, prendendo Torgrim saldamente per un braccio e portandolo via.
- Andiamo a prendere un paio di birre, - disse all'amico - qui possono bastare loro due a curare quella ferita...
- Ehi!! - disse Torgrim mentre veniva strattonato - Ma io volevo sentire... Le cose si stavano facendo interessanti... Aspetta... E poi voglio sapere se sua sorella Marianne è ancora libera...
Scesero giù e ripresero posto al loro tavolo. Il boccale di Torgrim era nuovamente vuoto, quindi ordinarono un altro giro di birre in attesa che Duke avesse finito. Il locale non era più pieno come prima, quasi metà degli avventori erano andati via, ma il fuoco continuava a scoppiettare tranquillamente grazie alle attenzioni delle cameriere.
- Che facciamo allora? - chiese Torgrim - Partiamo subito?
- Con questo tempo? Fossi matto. Per stanotte rimaniamo qui, tanto il posto c'è, e se domani il tempo si è calmato ci muoviamo. Di acqua sinceramente ne ho abbastanza per i prossimi due anni.
- Bhé sicuramente sarà meno tempo di quello che è passato dall'ultima volta che ti sei lavato immagino... O sbaglio?! - disse ridendo Torgrim.
Ganador rispose con un mugugno stizzito, ma Torgrim divenne subito serio spiazzandolo.
- Per quella storia invece cosa facciamo? Glielo dici tu?
- Non lo so. La serata non mi sembra delle migliori... Prima il tizio con la spada, poi i ricordi di suo padre e della sua famiglia... Facciamolo bere per stasera, lo mandiamo a letto bello ubriaco, magari in compagnia di una delle cameriere; poi domani mattina sul tardi partiamo, e con calma per strada gli diciamo tutto. Secondo me potrebbe prendere la cosa molto meglio. E poi sono passati due anni ormai, avrà dimenticato...
- Certo, come no, ed io sono Lord di Acque Dorate... - risposte Torgrim con un tono palesemente irritato - Puoi fargli bere tutta la birra, il vino ed i liquori di questa bettola, farlo scopare con tutte le puttane delle isole alte, o anche gettarlo tra le grinfie di Kotar il mangiaorsi, ma appena lo saprà darà di matto e farà qualcosa di molto stupido. Lo so io e lo sai anche tu.
Un uomo del tavolo accanto al loro, tirò su il cappuccio del mantello e si incamminò barcollando verso la porta, muovendosi abbastanza lentamente da distrarre lo sguardo di Ganador che restava comunque pensieroso.
- Lo saprà. - disse poi - Domani lo porteremo in città e glielo diremo prima di arrivare. Voglio solo addolcire la cosa, tutto qui.
- Allora ti serviranno molti barili di miele. Un centinaio forse potrebbero bastare... Duke non la prenderà bene comunque, diciamoglielo e basta.
- Cosa dovete dirmi che abbia a che fare con cento barili di miele e che non prednerò bene?
La voce di Duke sembrò provenire dal nulla, come tra l'altro anche la sua presenza vicino al tavolo. Nessuno dei due si era accorto che si stava avvicinando, forse perché troppo presi dal discorso o dalla troppa birra. Gli sguardi tra i due amici ora erano fissi, ed erano decisamente sorpresi. L'indecisione regnava sulle loro labbra.
- Allora? - disse nuovamente Duke - Sto aspettando, sputate il rospo.
***
Più tardi, in un edificio non molto lontano...
- E così, il ferito è ancora lì e quelli che l'hanno difeso partiranno domattina sul tardi, è così?
- S-si, si-si-signore... L'ho-l'ho s-sentito io s-stesso mentre n-ne didi-didi-scutevano in ta-tata-taverna...
L'uomo seduto al tavolo sorrise compiaciuto, mentre il balbettante individuo in piedi davanti a lui fissava incantato le monete sul tavolo.
- Bene. Direi che è una buona informazione. Mi hai reso un buon servigio e meriti di essere ricompensato. Come vedi, su questo tavolo è presente conio di tutti i tipi: monete d'argento, di rame, d'oro e persino di platino. Scegli pure, prendine in base a quanto tu stesso ritieni sia il valore della tua informazione. - e l'uomo seduto sorrise ed incrociò le dita sul ventre mentre manteneva la sedia in bilico sui piedi posteriori.
L'informatore però, era in realtà un povero contadino, di conseguenza non era molto istruito. E non avendone mai vista una in vita sua, non poteva sapere che una moneta di platino valeva ben cinque volte una moneta di d'oro, per cui allungò la mano verso quelle che riteneva più preziose. Ne prese prima una, incerto se prenderne un'altra o meno, ma qualcosa di impercettibile lo face desistere. Mostrò la moneta all'uomo sulla sedia, aspettando un cenno di consenso.
- Onesto. - disse l'uomo - Veramente onesto. Spero che di uomini come te ce ne siano altri qui in zona. Va pure, e beviteli alla mia salute. - sorrise.
- Gra-grazie mio signore. No-no-non mancherò... E se-se scoprirò altro sa-sarà il primo a sa-saperlo... - il contadino infilò in tasca la moneta, e si girò rimettendosi il cappello in testa. Un riflesso luminoso passò veloce dietro alla sagoma dell'uomo che si era appena voltato, e d'un tratto, la punta di una spada corta fuoriusciva dai suoi reni, chiazzando di rosso i vestiti trasandati e consumati del contadino.

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