Del corpo non era rimasto più quasi nulla, solo un'informe massa nera e carbonizzata che fumava al centro della stanza. L'enorme essere lo continuava distrattamente a colpire con il suo respiro di fuoco, continuando a consumare una vita che ormai non c'era più.
Rain a quella vista rimase pietrificata. Cercò poi di riprendersi, e si spostò più silenziosamente possibile di lato all'entrata, sperando che il drago non l'avesse notata o minimamente percepita. Doveva pensare, e doveva farlo in fretta. Se il drago era lì, di sicuro era per fare la guardia a qualcosa, e quel qualcosa era, sicuramente, il Calice di Giada che gli era stato commissionato di rubare. Ma allo stesso tempo, se quell'affare con le ali se ne stava così buono e tranquillo al suo posto, molto probabilmente era anche stato addestrato, o nella peggiore delle ipotesi poteva essere uno di quelli senzienti che non erano ancora regredito a livello mentale.
Cercò di calmarsi, iniziò a respirare profondamente ed a rallentare i battiti del cuore, che nel frattempo gli era arrivato quasi in gola. La balestra, non sarebbe servita. Molto probabilmente la pelle squamosa che avrebbe cercato di colpire era troppo spessa e resistente per dei piccoli dardi. La spada poteva essere utile, ma lei avrebbe dovuto essere svelta come il lampo, ed avrebbe avuto bisogno di qualcosa con cui proteggersi. La mente della ragazza volò subito allo scudo che la guardia aveva sulle spalle, non le era sembrato il massimo, ma avrebbe resistito... forse... uno o due secondi almeno... ma alla fine quello era meglio di niente, e muovendosi senza emettere il minimo suono, tornò dove aveva lasciato i cadaveri delle due guardie. Durante il tragitto, pensò che se fosse riuscita ad uscire viva da lì, sarebbe tornata a fare due chiacchiere con quel vecchio ubriacone, e gliene avrebbe dette quattro a modo suo...
Lo scudo era poggiato al muro. Lo prese, lo sistemò sul braccio, e cercò mi agganciarlo quanto meglio poté. Prima di rientrare nel corridoio però, vide in terra le bottiglie che la guardia aveva preso dalla dispensa. Ci pensò su, poi ne sollevò una, la stappò e ne bevve un sorso abbondante. Dal sapore capì che non era vino, e nemmeno birra. Il liquido contenuto in quella bottiglia era un liquore dal sapore forte, deciso, molto probabilmente proveniente dalle terre oltre il mare del sud. Diede un altro sorso più piccolo, e posò la bottiglia. Quel liquore doveva darle coraggio, non annebbiarle la mente, e perciò non avrebbe dovuto esagerare. Non ora almeno. Uscita da lì avrebbe avuto tutto il tempo per prendere una sbornia altrove, e, se fosse andato tutto bene, avrebbe avuto anche abbastanza denaro per pagarsi da bere per molto tempo.
Mentre apriva la porta però, dovette fermarsi per resistere alla sensazione di calore dell'alcol che si diffondeva nel suo corpo, e quello fu il momento della rivelazione. Pensò che probabilmente la paura le avesse giocato un brutto scherzo, ma quel dubbio le stava facendo nuovamente palpitare il cuore. Si avvicinò all'entrata della stanza con il drago, appiattendosi sul muro di destra e sperando di non esser vista. Arrivata proprio accanto alla porta, poggiò una mano sul muro dietro il quale si era nascosta prima. Niente. Freddo come il ghiaccio. Fece la stessa cosa sul pavimento poco prima della coda del mostro. Ancora freddo. Rimaneva solo una cosa da fare, e se per caso si fosse sbagliata nei calcoli, avrebbe dovuto correre come mai in vita sua.
Riprese la balestra e la caricò. Arretrò di alcuni passi, restando sempre sul lato destro del corridoio, in modo da essere coperta alla vista della creatura. Nervosamente stava ancora continuando ad arretrare quando trovò il coraggio di premere il grilletto. Chiuse gli occhi poco prima dell'impatto, e si preparò mentalmente a correre al minimo rumore... Ma nulla interruppe il silenzio.
Aprì gli occhi, e del dardo appena lanciato non v'era traccia da nessuna parte. La cosa la lasciò perplessa oltre che stupita; la sua mira era quasi infallibile, raramente sbagliava un colpo, eppure, sulla coda del drago non c'era nulla. Che fosse semplicemente rimbalzato e che il mostro non se ne fosse neppure accorto?
Ci riprovò, ma stavolta tenne gli occhi bene aperti. Tlank. Il grilletto scatto, ed il dardo che venne scagliato contro la coda del mostro, la attraversò infilzandosi per terra. Dopo un primo momento di stupore, il sollievo s'impadronì di lei, ed una risata quasi isterica le sgorgò dalla gola, incurante del suono che potesse produrre. Si avvicinò all'entrata della stanza ma senza entrarci. I suoi dubbi erano fondati, lì vicino non c'era il minimo calore, che invece, a seguito delle continue vampate di fuoco che uscivano dalla bocca del mostro, doveva essere molto intenso.
Scavalcò la coda con un gesto pilotato più dal subconscio, che vedeva quella protuberanza ancora come un ostacolo, ed una volta all'interno della stanza, il drago notò la sua presenza. Il gigante verde si erse in tutta la sua mostruosa potenza, ruggendo in direzione del viso della ragazza. Lei invece, di tutta risposta lo ignorò, e si diresse verso il cadavere carbonizzato al centro. Niente nemmeno qui, nessun calore e nemmeno nessun odore di carne bruciata, che invece avrebbe dovuto appestare l'intero spazio.
Con il corpo eretto, il drago la seguiva con lo sguardo, continuando ad emettere strani versi. E proprio grazie a questa posizione, che Rain intravide il tavolo poco dietro di lui, completamente stracolmo di oggetti di tutti i tipi. Ci si avvicinò senza preoccuparsi minimamente del colosso verde, ed una volta raggiunto, individuò nel caos che regnava su di esso, un piccolo portagioie di legno e argento, decorato con teste ed ali di drago. Era aperto, e sembrava non contenere nulla. Lo sollevò, lo guardò con molta attenzione, e ne richiuse il coperchio con delicatezza. Al suo gesto, l'enorme drago si trasformò in una nebbia di colore verde, che rientrò come per magia nel portagioie, portando con sé anche il cadavere carbonizzato ed alcuni oggetti particolari contenuti nella stanza, che così si rivelò in realtà molto più piccola e di dimensioni più normali.
Decise che quel piccolo oggetto le sarebbe potuto tornare utile, e se lo infilò nella piccola sacca che portava con sé. Adesso non le restava che trovare il Calice di Giada, ed uscire quanto prima da quel posto, prima di attirare altri ospiti indesiderati.
Lo scudo era poggiato al muro. Lo prese, lo sistemò sul braccio, e cercò mi agganciarlo quanto meglio poté. Prima di rientrare nel corridoio però, vide in terra le bottiglie che la guardia aveva preso dalla dispensa. Ci pensò su, poi ne sollevò una, la stappò e ne bevve un sorso abbondante. Dal sapore capì che non era vino, e nemmeno birra. Il liquido contenuto in quella bottiglia era un liquore dal sapore forte, deciso, molto probabilmente proveniente dalle terre oltre il mare del sud. Diede un altro sorso più piccolo, e posò la bottiglia. Quel liquore doveva darle coraggio, non annebbiarle la mente, e perciò non avrebbe dovuto esagerare. Non ora almeno. Uscita da lì avrebbe avuto tutto il tempo per prendere una sbornia altrove, e, se fosse andato tutto bene, avrebbe avuto anche abbastanza denaro per pagarsi da bere per molto tempo.
Mentre apriva la porta però, dovette fermarsi per resistere alla sensazione di calore dell'alcol che si diffondeva nel suo corpo, e quello fu il momento della rivelazione. Pensò che probabilmente la paura le avesse giocato un brutto scherzo, ma quel dubbio le stava facendo nuovamente palpitare il cuore. Si avvicinò all'entrata della stanza con il drago, appiattendosi sul muro di destra e sperando di non esser vista. Arrivata proprio accanto alla porta, poggiò una mano sul muro dietro il quale si era nascosta prima. Niente. Freddo come il ghiaccio. Fece la stessa cosa sul pavimento poco prima della coda del mostro. Ancora freddo. Rimaneva solo una cosa da fare, e se per caso si fosse sbagliata nei calcoli, avrebbe dovuto correre come mai in vita sua.
Riprese la balestra e la caricò. Arretrò di alcuni passi, restando sempre sul lato destro del corridoio, in modo da essere coperta alla vista della creatura. Nervosamente stava ancora continuando ad arretrare quando trovò il coraggio di premere il grilletto. Chiuse gli occhi poco prima dell'impatto, e si preparò mentalmente a correre al minimo rumore... Ma nulla interruppe il silenzio.
Aprì gli occhi, e del dardo appena lanciato non v'era traccia da nessuna parte. La cosa la lasciò perplessa oltre che stupita; la sua mira era quasi infallibile, raramente sbagliava un colpo, eppure, sulla coda del drago non c'era nulla. Che fosse semplicemente rimbalzato e che il mostro non se ne fosse neppure accorto?
Ci riprovò, ma stavolta tenne gli occhi bene aperti. Tlank. Il grilletto scatto, ed il dardo che venne scagliato contro la coda del mostro, la attraversò infilzandosi per terra. Dopo un primo momento di stupore, il sollievo s'impadronì di lei, ed una risata quasi isterica le sgorgò dalla gola, incurante del suono che potesse produrre. Si avvicinò all'entrata della stanza ma senza entrarci. I suoi dubbi erano fondati, lì vicino non c'era il minimo calore, che invece, a seguito delle continue vampate di fuoco che uscivano dalla bocca del mostro, doveva essere molto intenso.
Scavalcò la coda con un gesto pilotato più dal subconscio, che vedeva quella protuberanza ancora come un ostacolo, ed una volta all'interno della stanza, il drago notò la sua presenza. Il gigante verde si erse in tutta la sua mostruosa potenza, ruggendo in direzione del viso della ragazza. Lei invece, di tutta risposta lo ignorò, e si diresse verso il cadavere carbonizzato al centro. Niente nemmeno qui, nessun calore e nemmeno nessun odore di carne bruciata, che invece avrebbe dovuto appestare l'intero spazio.
Con il corpo eretto, il drago la seguiva con lo sguardo, continuando ad emettere strani versi. E proprio grazie a questa posizione, che Rain intravide il tavolo poco dietro di lui, completamente stracolmo di oggetti di tutti i tipi. Ci si avvicinò senza preoccuparsi minimamente del colosso verde, ed una volta raggiunto, individuò nel caos che regnava su di esso, un piccolo portagioie di legno e argento, decorato con teste ed ali di drago. Era aperto, e sembrava non contenere nulla. Lo sollevò, lo guardò con molta attenzione, e ne richiuse il coperchio con delicatezza. Al suo gesto, l'enorme drago si trasformò in una nebbia di colore verde, che rientrò come per magia nel portagioie, portando con sé anche il cadavere carbonizzato ed alcuni oggetti particolari contenuti nella stanza, che così si rivelò in realtà molto più piccola e di dimensioni più normali.
Decise che quel piccolo oggetto le sarebbe potuto tornare utile, e se lo infilò nella piccola sacca che portava con sé. Adesso non le restava che trovare il Calice di Giada, ed uscire quanto prima da quel posto, prima di attirare altri ospiti indesiderati.
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